mercoledì 6 agosto 2008

il libro bianco: Cap.1-In principio...........


In principio……..


In principio era tutto cosi normale, la mia vita, il mio lavoro, i miei pensieri. Tutto cosi profano e senza “sale”. Mai una domanda sulla vita o su quello che mi circondava, sugli eventi che facevano sì che le cose accadevano, mai. Non mi sforzavo minimamente di dare un senso alle cose, di dargli qualche importanza, di vederle per quello che erano e quanto erano importanti. Non mi ero mai chiesto se c’era qualcuno o qualcosa che tirava i fili della mia esistenza e quella del mondo, dell’Umanità. Si, ogni tanto dicevo che era il destino a determinare certi eventi, ma cosa era il destino? Era Dio? Una forza celeste tanto potente ed onnipresente per ciascuno di noi? Nooooooooooo, era impossibile che lui o lei avessero tutto questo tempo, ce ne sarebbe voluto uno per ciascuno di noi, per quanto una vita umana può essere complicata ed esigente.

Ma la mia vita, per come era, stava per cambiare.

Tutto ebbe inizio con queste parole: Buongiorno, lei e Paul Glasgow? Siamo del Interpool ed abbiamo un mandato d’arresto ed estradizione per la Svizzera.

Era come se il mondo mi fosse crollato addosso, tutto intorno non era più reale; era un sogno, un misto di vuoto, ansia, paura e terrore cominciava ad impossessarsi di me. Mi trovavo a La Spezia, in Italia. Quasi senza accorgermi ero già al commissariato dove mi prendevano le impronte digitali e mi scattavano le foto. Continuavo a non credere a ciò che stava accadendo ma ciò che sentivo era molto reale. Dopo neanche un’ora mi trovavo in cella di transizione, cosi la chiamavano.

Sono rimasto per 8 giorni nel carcere di La Spezia prima del mio trasferimento a Como. 8 giorni che non dimenticherò mai. Eravamo in otto in una cella che forse era prevista per 4 persone, con il gabinetto aperto quasi in mezzo alla stanza. I giorni non passavano mai e l’angoscia era sempre più forte, fino al punto che l’unica soluzione ragionevole era quella di farla finita. Pensavo spesso alla mia compagna, che non sapeva nemmeno dove ero e cosa mi fosse successo. Era il 23 di Maggio; due giorni prima del mio compleanno. Una sera, quando ogni speranza sembrava svanita e l’idea per togliermi la vita era sempre più forte, è successa una cosa che mi ha dato la forza per lottare. Ero sdraiato sul letto, e mentre pensavo in che modo potevo farlo, devo essermi addormentato, ma non del tutto. Era come stare tra il sonno e la veglia. Ho visto il viso di una ragazza che mi era familiare, e poi ho capito era il viso della figlia di due nostri amici che era deceduta poco tempo prima a causa di un cancro. Se ne era andata dopo aver lottato per tanto tempo contro questo male, aveva 13 anni edun sorriso bellissimo. Vedevo il suo viso e lei che mi sorrideva, non diceva niente, ma dentro di me sentivo la sua voce che diceva “combatti, abbi fiducia in te ed in tutti quelli che ti stanno vicino, abbi Fede”. Ancora oggi mi chiedo quanto tutto questo fosse vero, magari sognavo o forse ero io e il mio subconscio che cercava di darsi una ragione per uscire da tutto questo, per lottare, per Vivere. Non era importante, qualsiasi cosa fosse io l’avevo sentita e questo non poteva più essere cambiato. Potevo cercare quanto volevo nella mia mente razionale, ma il ricordo di quello che avevo provato e sentito faceva crollare ogni mia supposizione. Avere Fede, in che cosa devo avere fede io che non ho mai creduto a niente oltre a quello che potevo vedere o toccare. Forse dovrei pregare, ma non so come fare, forse dovrei credere in Dio o a quella forza celeste e universale a qui tutti noi ci rivolgiamo nel bisogno, cosa dovevo fare? Le risposte non c’erano e non sono mai arrivate, se non sotto una forma che non conoscevo o non volevo conoscere. Era qualcosa di nuovo e bellissimo, era come avere un fiore al posto del plesso solare che emanava le sue benefiche vibrazioni, là dove prima sentivo solo ansia e angoscia ora c’era gioia. Dove sentivo solo tenebra ora sentivo la luce ed il suo calore. Ma non era finita, dovevo ancora fare tanta strada e far sì che questa luce non si spegnesse. Non era facile difendere questa luce anche perché il nemico ero io, quella parte di me che non voleva combattere ma prendere la strada più facile, farla finita, cosi uno non ci deve più pensare.Ma i miei pensieri stavano cambiando e con essi il mio essere nel mondo. Cominciavo a capire che tutto questo doveva accadere, vedevo le varie occasioni che avevo avuto nella mia vita per potermi guardare dentro, ed io ci avevo girato intorno ogni volta, anche perché non vedevo l’utilità di farlo. Ma ora capisco, non era l’utilità, che ogni volta cercavo, ma la necessità che ha la nostra anima di evolvere. Io vedevo solo le cose necessarie, utili e che avevano solo uno scopo, avere tutto ciò che si poteva avere senza guardare in faccia a nessuno. In quei anni ho solo preso, sia dalla vita che delle persone, e anche da me stesso, senza mai dare, non in cambio di quello che prendevo, ma semplicemente dare. È cosi facile prendere, senza mai pensare da dove, e da chi lo abbiamo preso. Probabilmente da qualcuno che aveva da dare, ma questo qualcuno che da sempre, chi è? Siamo noi? Sono gli altri? Quelli che conosciamo e non, quelli vicini e quelli lontani, quelli che forse non incontreremo mai e che sono dall’altra parte del pianeta? Quelli che consideriamo amici e quelli nemici? O e forse Dio? L’onnipotente a cui spesso diamo le colpe per le disgrazie ed i meriti per i miracoli? Forse. Questa mia “avventura” è finita grazie a delle persone che mi erano vicine, ma anche a delle persone che non ho mai conosciuto e mai conoscerò, persone che semplicemente hanno fatto quello che sentivano di fare e non. Grazie anche a quella forza, a quel fiore che ho scoperto di avere dentro di me, a quella Luce che mi ha guidato attraverso quel percorso buio e tenebroso. Il percorso non era finito qui, era appena iniziato; dal momento in cui ho accettato di lottare per la vita e di camminare con essa era iniziato un processo irreversibile. È come quando si assaggia per la prima volta la cioccolata, non si torna più indietro, se ne vuole sempre di più.Anch’io volevo scoprire sempre di più, cos’era quella cosa che mi ha fatto sentire così bene in un momento così orribile? Da dove proveniva? Era una cosa chimica prodotta dal mio cervello o qualcosa d’altro. Qualcosa che la mia mente razionale si rifiutava di accettare ma il mio cuore No. Avrei voluto trasmettere questa sensazione di benessere e di comunione con il tutto a tutti, tanto era forte e chiara.



(Qui inizia la parte fantastica ed immaginaria del racconto)



Avrei dovuto intuire che quando si desidera qualche cosa, cosi forte, si mette in moto una forza invisibile che cerca di farla avverare, a volte anche a scapito di tutti e tutto.

6 commenti:

Fata Bislacca ha detto...

Sono felice che hai iniziato a scrivere il tuo racconto. Quante mattine e quante serate a raccontarmelo, ad inventarmelo! Ora sono curiosa di sapere che piega prenderà; sicuramente vivrà di vita propria! Buon lavoro, goditelo, vivitelo, io sono qui, come sempre, dietro l'angolo!!!

Roberta Filava ha detto...

..tornerò presto a leggerti...ora devo mollare questo mondo che mi attira così tanto e dove la creatività non ha limiti...benvenuto
roberta

Iggy ha detto...

Grazie mille roberta, il tuo è il primo commento, al di fuori della mia dolce metà, quindi per me è speciale. Grazie anche per le bellissime foto che hai mandato alla Fata, un posto meraviglioso. Una volta su una rivista ho visto anche quelle bellissime costruzioni con delle strane forme ma adesso mi sfugge il nome, a presto, Iggy.

elena fiore ha detto...

...finalmente ce l'ho fatta a leggere prefazione e primo capitolo del tuo libro. Ho Gomorra sul comodino da mesi, perché al massimo riesco a leggerne 3 pagine alla settimana...mannaggia a 'ste giornate striminzite di solo 24 ore !
Un po' però mi dispiace che il libro non sia più realistico...
Cercherò di tornare presto a leggere il resto. Intanto ho messo il post del tuo premio nel mio blog (con annesso link al tuo Libro bianco!).
Ciao, elena.

Calliope ha detto...

Scrivi molto bene sia grammaticalmente che strutturalmente che interiormente, rendendo il tutto scorrevolissimo nel leggere, intrigante e coinvolgente. Come vedi, (e ci voleva proprio una situazione estrema come sempre accade), soffermarsi nel riflettere ponendosi domande o il cercare e frugare dentro di noi è una cosa che si dovrebbe fare più spesso fermando il ritmo frenetico che la vita ci impone..siamo noi che invece dovremmo imporre alla vita i nostri ritmi.
Non posso capire come tu ti sia sentito, posso solo immaginarlo dalle tue parole ed immedesimarmi col tuo racconto che ha rapito la mia attenzione da subito.
Io credo in Dio e nel soprannaturale quindi il tuo sogno per me non è frutto del tuo inconscio ma un aiuto che ti è stato dato per ritornare a vedere la luce e non quel buio di cui ti eri circondato.
A presto.

Anonimo ha detto...

Бато; читам и во очите солзи... никогаш толку од блиску не сум ја дознал вистината ти се восхитувам на твојата храброст...продолжи ке ги следам сите твој следни чекори!!! tuo fratello Jakim!